lunedì 28 gennaio 2019

Memoria del passato e memoria del presente...

In questi giorni si svolgono molte attività per la giornata della memoria, ma accanto a questa memoria del passato, davvero importante e da non dimenticare e su cui avete lavorato a scuola nei giorni scorsi, non dobbiamo dimenticare anche gli eventi che ci sono più vicini nel tempo...

Una piccola storia, di un ragazzo come voi...



Era il 18 aprile 2015 quando il Canale di Sicilia divenne teatro di una delle più disastrose tragedie del Mediterraneo: il naufragio di un peschereccio, ribaltatosi al largo con a bordo 950 persone.

I dispersi furono più di 700, 58 i morti accertati: un'ecatombe.

Tra questi il bambino senza nome. Il suo corpicino è stato ripescato dal mare e analizzato da Cristina Cattaneo, medico legale del Laborof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense), che, dal 2014, cerca di restituire un'identità ai tanti, troppi, che hanno disseminato di lapidi senza nome il Mediterraneo.









Sono numeri da brivido quelli dei morti in mare. L'OIM (Organizzazione mondiale per le migrazioni) stima che, solo nel corso del 2018, abbiamo perso la vita nel Mediterraneo almeno 2000 persone. I deceduti negli ultimi quindici anni sarebbero stati circa 30.000: il 60% di loro è, ad oggi (2018), privo di un nome.



In questi giorni si protrae il blocco della nave Sea Watch, di un'organizzazione umanitaria, che ha a bordo 47 migranti e da giorni non le è permesso attraccare nei porti italiani. E'ancorata al largo di Siracusa, dopo giorni in mare con onde alte fino a 7 metri in attesa di una soluzione con le autorità italiane e europee.

La situazione non è di facile gestione: è una situazione complessa che coinvolge molti aspetti diversi, non ultimi gli interessi dell'Europa in Africa, come approvvigionamento di materie prime (come il petrolio e minerali preziosi, anche fondamentali per costruire i nostri dispositivi tecnologici)  e come mercato per la vendita di armi. Senza parlare di tutti gli interessi e i legami con l'Africa che hanno origine dal periodo coloniale e si protraggono ancora oggi.




Immagine tratta da un articolo del 2015 sul commercio di armi che evidenzia a chi vendiamo armi noi italiani. (l'Italia è il dodicesimo produttore al mondo di armi e il nono esportatore)

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